llustrazione stile fumetto italiano: creator e social media manager a Firenze (con il Duomo sullo sfondo) mentre usano app social emergenti su smartphone e tablet

Oltre Facebook e Instagram: le nuove piattaforme social del 2026 su cui investire

Le abitudini digitali nel 2026 stanno cambiando: gli utenti non si limitano più ai soliti Facebook e Instagram, ma esplorano nuovi social network emergenti. In questo articolo esamineremo le piattaforme social nascenti più promettenti del 2026 e perché meritano attenzione. Dall’autenticità spontanea di BeReal ai network decentralizzati come BlueSky, passando per le community di nicchia e lo streaming interattivo, vedremo quali caratteristiche offrono, a chi si rivolgono e come le aziende italiane possono sperimentarle strategicamente per ottenere un vantaggio competitivo. Un approccio informato a questi nuovi canali – senza abbandonare i colossi consolidati – può aprire opportunità di marketing digitale innovative e raggiungere pubblici finora inesplorati.

Oltre i colossi: perché esplorare nuovi social nel 2026

Nel 2026 lo scenario digitale è più frammentato che mai. Le piattaforme tradizionali (Facebook, Instagram e persino TikTok) restano rilevanti ma non più dominanti. Gli utenti – oltre 5,66 miliardi nel mondo, pari al 68,7% della popolazione – utilizzano in media 6-7 piattaforme social ogni mese. Ciò significa che l’audience si distribuisce su nuovi ecosistemi e app di nicchia. Per i brand questo rappresenta una sfida e un’opportunità: capire dove si sta spostando l’attenzione del pubblico e presidiare le piattaforme emergenti prima che diventino mainstream può offrire un prezioso vantaggio competitivo.

Non si tratta di rincorrere ogni moda effimera, ma di analizzare le tendenze di fondo che guidano l’innovazione social. Le piattaforme emergenti nel 2026 nascono in risposta a precise esigenze e trend del mercato. In particolare, convergono attorno a cinque tendenze chiave:

  1. Autenticità – contenuti meno patinati e più spontanei, con minor editing e maggior vita reale.
  2. Community verticali – spazi dedicati a micro-interessi, nicchie e gruppi ristretti molto coinvolti.
  3. Esperienze immersive – nuovi formati interattivi: realtà aumentata, piccoli metaversi accessibili da mobile, live streaming 3D.
  4. Creator economy decentralizzata – strumenti che danno ai creatori più controllo sui contenuti e sulle monetizzazioni, senza intermediari monopolistici.
  5. Privacy e controllo dei dati – utenti più attenti alla gestione delle proprie informazioni personali e attratti da piattaforme trasparenti sulla data ownership.

Queste tendenze spiegano la nascita di social alternativi che non sostituiscono i big, ma si affiancano ad essi. Ad esempio, TikTok, che fino a pochi anni fa era la “nuova piattaforma” emergente, oggi conta quasi 1,94 miliardi di utenti nel mondo ed è diventato canale mainstream per molte aziende (come abbiamo visto nell’articolo TikTok per il business). Allo stesso modo, nel 2026 potrebbero affermarsi nuovi spazi oggi di nicchia. Abbiamo già esplorato come evolvono le strategie di Social Media Management per il 2026 nel loro complesso; ora focalizziamoci su alcune piattaforme emergenti specifiche che meritano attenzione e su come sperimentarle in modo strategico.

La rapida evoluzione del panorama social impone alle aziende di rivedere costantemente il proprio approccio. Oltre ai colossi consolidati come Facebook e Instagram, stanno emergendo nuove piattaforme su cui investire nel 2026. Per restare competitive, le aziende dovranno aggiornare le proprie strategie social media per il 2026, integrando fin da subito questi canali emergenti nella pianificazione digitale.

BeReal: l’autenticità come valore di marketing

Una delle app simbolo del trend dell’autenticità è BeReal. Nata in Francia nel 2020 e diffusasi viralmente tra la Gen Z nel 2022, BeReal propone un approccio opposto ai social patinati: una notifica al giorno in un momento casuale e solo 2 minuti di tempo per scattare e condividere una foto simultanea con camera frontale e posteriore, mostrando ciò che stai facendo realmente. Niente filtri, niente fotoritocchi né follower da collezionare – solo frammenti di vita quotidiana genuina.

Questo concept semplice ha conquistato milioni di utenti stanchi della perfezione ostentata online. Ad agosto 2022 BeReal registrava un picco di 10+ milioni di utenti attivi al giorno nel mondo, arrivando a 22 milioni di utenti mensili globali (e ~3 milioni giornalieri) nel 2023. Sebbene l’entusiasmo iniziale si sia un po’ raffreddato, nel 2025 la piattaforma è stata rilanciata con nuove funzionalità (es. dual camera stories e mini-video) per aumentare l’engagement.

Perché interessa ai brand? BeReal incarna l’autenticità: è il luogo ideale per mostrare il lato umano di un’azienda. Non è pensato per vendere direttamente, ma per umanizzare il brand. Un esempio pratico: un ristorante o una gelateria artigianale potrebbe condividere su BeReal il dietro le quinte quotidiano – la preparazione di un piatto in cucina, il team al lavoro all’alba – dando ai follower uno spaccato genuino dell’attività. Un’agenzia immobiliare potrebbe pubblicare il momento reale di una visita in cantiere. L’obiettivo è coinvolgere la community con contenuti “senza filtri” che ispirino fiducia e vicinanza emotiva.

Come usarlo strategicamente: su BeReal vince il tono informale e “umano o nulla”. Le PMI possono sfruttarlo per rafforzare la brand identity: ad esempio, un’azienda di moda sostenibile potrebbe mostrare uno scorcio autentico della produzione in laboratorio; una startup tech far vedere il team durante un brainstorming in ufficio. Importante è evitare contenuti troppo pubblicitari o costruiti – la community di BeReal apprezza la spontaneità e potrebbe punire messaggi troppo “markettari”. In ottica marketing, BeReal è utile per fare brand awareness e fidelizzazione, specialmente con i più giovani: condividendo quotidianamente piccoli momenti veri, si costruisce un rapporto di trasparenza che nel lungo termine può tradursi in maggiore fiducia verso il marchio.

Lemon8: il nuovo mix di estetica e utilità firmato ByteDance

Dopo il successo di TikTok, la cinese ByteDance ha lanciato un’altra piattaforma destinata a far parlare di sé: Lemon8. Si tratta di un social a metà strada tra Instagram e Pinterest, pensato per contenuti visual di alta qualità accompagnati da testi dettagliati. Immagina un feed a mosaico con foto curate e video brevi, arricchiti però da guide e descrizioni approfondite: questo è Lemon8. L’app – già disponibile negli USA e UK (non ancora in Italia al momento) – sta attirando chi cerca ispirazione visiva ma anche consigli pratici e recensioni affidabili.

Cosa offre di diverso? Lemon8 premia i contenuti “utili e belli”: non solo foto accattivanti, ma anche informazioni di valore. È l’ideale per settori lifestyle: moda, beauty, food, viaggi, fitness, design… in generale, ambiti dove l’elemento estetico si combina con contenuti informativi o tutorial. Ad esempio, un brand di cosmetici può pubblicare un carosello di immagini del prodotto seguito da una mini-guida skincare; un’azienda di arredamento può condividere foto di interni corredate da consigli di design; un tour operator può creare liste dei “5 luoghi segreti da vedere a Firenze” con foto e descrizioni.

Opportunità per i brand: su Lemon8 c’è spazio per lo storytelling visivo approfondito. A differenza di Instagram, qui gli utenti sono più disposti a leggere didascalie lunghe e contenuti formativi. Questo consente alle PMI di andare oltre la semplice immagine patinata, offrendo contenuti che educano e ispirano. Ad esempio, una piccola azienda vinicola toscana potrebbe pubblicare una serie di foto sulla vendemmia accompagnate da un racconto sulle fasi di produzione del vino; una palestra potrebbe condividere infografiche sugli esercizi con spiegazioni dettagliate.

Inoltre, essendo Lemon8 ancora poco affollato, chi arriva prima può ottenere visibilità organica significativa. ByteDance potrebbe in futuro integrare funzioni di e-commerce o advertising simili a TikTok, quindi costruire già ora un seguito su Lemon8 può preparare il terreno per future opportunità. Consiglio pratico: curate molto l’aspetto visual (immagini nitide, layout pulito) ma anche le keyword nelle descrizioni – Lemon8 ha elementi di ricerca interna simili a Pinterest, quindi l’ottimizzazione SEO dei post può renderli più scoperti dagli utenti.

Threads: il ritorno del microblogging (nell’ecosistema Meta)

Nel 2023 Meta ha colto l’occasione del malcontento verso Twitter (ora X) per lanciare Threads, una piattaforma di microblogging integrata con Instagram. Il debutto è stato esplosivo: grazie all’iscrizione semplificata via account Instagram, milioni di utenti si sono registrati nelle prime ore dal lancio. In meno di una settimana Threads ha superato i 100 milioni di download, diventando l’app in più rapida crescita di sempre. Sebbene dopo l’hype iniziale l’utilizzo sia calato, adesso (2026) Threads si è stabilizzato come attore di nicchia ma influente: non ha (ancora) soppiantato X, però rimane una piattaforma da tenere d’occhio per il real-time marketing e le community legate a Instagram.

Com’è fatto Threads? L’esperienza utente ricorda Twitter: feed di testi brevi (500 caratteri max), possibilità di rispondere, mettere like, ricondividere. Manca ancora una ricerca per hashtag robusta o le funzioni avanzate di Twitter, ma Meta sta aggiungendo feature (es. versione web, funzioni di trending topic e, in prospettiva, interoperabilità col fediverso ActivityPub). Il punto di forza è l’integrazione con l’ecosistema Meta: puoi automaticamente seguire su Threads gli stessi profili che segui su Instagram, creando subito una base follower. Inoltre, Meta sta sperimentando sinergie cross-platform – ad esempio condividere facilmente un contenuto Threads nelle Instagram Stories, o viceversa. Questo legame promette una base utenti potenziale enorme in futuro.

Come usarlo nel marketing 2026: Threads è ideale come “voce pensante” del brand, un canale per comunicare con tono colloquiale e immediato. Mentre Instagram resta incentrato su immagini e video, su Threads dominano le parole. Un brand può sfruttarlo per: condividere aggiornamenti flash, pensieri del giorno, spunti dietro le quinte, fare sondaggi rapidi o Q&A informali con la community. Ad esempio, un’azienda di prodotti tech potrebbe lanciare un sondaggio sul prossimo colore di uno smartphone; un museo potrebbe raccontare in 3-4 thread la storia di un’opera, stimolando la conversazione culturale.

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Dal punto di vista dell’engagement, Threads permette di instaurare un dialogo più diretto e “umano” con i follower: rispondere ai commenti in tempo reale, cavalcare hashtag del momento (soprattutto eventi live, news, trend settimanali) per inserire il brand nelle conversazioni correnti. Nota: al momento su Threads non ci sono formati pubblicitari, quindi la visibilità è tutta organica e dipende dalla qualità dei contenuti e dall’interesse della community. Questo può essere un vantaggio per i brand piccoli con creatività e voce autentica, in quanto non devono competere con inserzioni a pagamento ma solo con la loro capacità di essere interessanti e rilevanti. In sintesi, Threads nel 2026 è una piazza ancora giovane e in evoluzione, dove sperimentare un tone of voice più fresco e informale, agganciato però all’enorme platea Meta.

BlueSky (e alternative decentralizzate): verso social network senza padrone

Tra le piattaforme “figlie” della diaspora da Twitter, BlueSky è quella che ha fatto più rumore. Creata su iniziativa di Jack Dorsey (fondatore di Twitter stesso), BlueSky è costruita su un protocollo aperto (AT Protocol) con l’obiettivo di realizzare un social decentralizzato: nessuna singola azienda che controlla il network, maggiore libertà per gli utenti di scegliere algoritmi e moderazione. Questo approccio focalizzato su privacy e autonomia ha attirato inizialmente utenti tech, attivisti e creator indipendenti, per poi allargarsi man mano che la piattaforma ha guadagnato visibilità. Sebbene ancora in beta su invito per parte del 2024, BlueSky ha superato i 20 milioni di iscritti entro fine 2024, segno di un interesse crescente (complice anche il passaparola di figure note e community in fuga da X).

Caratteristiche: BlueSky per ora assomiglia molto a Twitter nella UI (post testuali brevi, reply, like, repost). La differenza sta “sotto il cofano”: grazie al protocollo aperto, in futuro potrebbero coesistere più app/client che interagiscono con la stessa rete di contenuti, e gli utenti potrebbero avere controllo su quali algoritmi di feed utilizzare. Per un utente medio queste finezze tecniche contano poco, ma ciò che attrae è l’atmosfera più libera e conversazioni di qualità: molti iscritti a BlueSky descrivono un ambiente con meno spam e troll rispetto a Twitter, e dialoghi più approfonditi grazie anche alla community ristretta iniziale.

Vantaggi per i marketer: se il vostro brand si rivolge a un pubblico early adopter o affine al mondo tech/creator, essere su BlueSky ora può posizionarvi come pionieri. Ad esempio, aziende nel settore informatico, cybersecurity, blockchain, o anche editori indipendenti e organizzazioni non-profit con audience attenta ai temi di libertà digitale, trovano su BlueSky utenti ricettivi. Un’azienda B2B potrebbe usarlo per fare thought leadership, condividendo analisi e insight di settore e partecipando a discussioni verticali con esperti. La visibilità organica attualmente è alta, dato che il feed non è ancora strozzato da algoritmi pay-to-play: contenuti interessanti (soprattutto thread informativi o annunci importanti) possono ottenere una buona risonanza.

Da citare anche altre alternative nel panorama post-Twitter: ad esempio Hive Social, nato sempre nel 2022, che offriva un mix di feed cronologico e profili personalizzabili con musica, oppure Spill, una community fondata da ex-dipendenti Twitter focalizzata su creatività e cultura afro. Queste piattaforme sono piccole (qualche centinaio di migliaia di utenti) ma indicano una voglia diffusa di spazi social più inclusivi e specifici. Un brand con un posizionamento culturale forte potrebbe esplorare queste realtà (es: un marchio streetwear potrebbe sperimentare su Spill per dialogare con trendsetter afroamericani; un media indipendente su Hive per testare nuovi formati lontano dagli algoritmi mainstream).

Infine, va menzionato il fediverso: piattaforme come Mastodon (microblogging federato) o Pixelfed (foto-sharing federato) che funzionano con server indipendenti ma interconnessi. In Italia Mastodon ha visto una crescita nel 2022–2023 con alcune community attive (es. giornalisti, sviluppatori), ma rimane di nicchia. Tuttavia, la tendenza alla decentralizzazione è da monitorare: non è escluso che entro un paio d’anni anche colossi come Meta integrino protocolli aperti (hanno annunciato la compatibilità ActivityPub per Threads). Per le PMI, investire tanto impegno su Mastodon oggi ha senso soprattutto se la vostra nicchia vi è presente (ad esempio, se siete un’azienda che vende a sviluppatori open source, , potrebbe valere la pena). In generale, BlueSky al momento rappresenta il compromesso più accessibile tra l’esperienza utente familiare e i valori decentralizzati emergenti.

Twitch e lo streaming interattivo: non solo per gamer

Parlando di piattaforme non nuove ma in evoluzione costante, Twitch merita attenzione anche nel 2026. Nato come piattaforma di live streaming per videogiochi, oggi Twitch è diventato un ecosistema molto più ampio: talk show, eventi live, sessioni di live shopping, concerti, corsi e webinar in diretta affollano la piattaforma. Nel 2025 Twitch ha superato i 240 milioni di utenti attivi mensili nel mondo, con circa 35 milioni di persone che si collegano ogni giorno. Numeri impressionanti, paragonabili ai grandi social, con la differenza che su Twitch gli utenti spendono tantissimo tempo (in media un singolo utente trascorre 95 minuti al giorno a guardare live!). Questo elevato engagement fa sì che la diretta sia considerata il formato con il più alto tasso di fiducia percepita dal pubblico.

Cosa significa per le aziende? Che lo streaming live è ormai un canale di marketing da inserire a pieno titolo nelle strategie digitali. Nel 2026 non è più appannaggio solo dei gamer: brand di ogni tipo stanno sperimentando dirette per connettersi con la propria audience in modo autentico e interattivo. Ad esempio: un’azienda di cosmetici organizza su Twitch sessioni live in cui un esperto mostra come usare i prodotti e risponde in tempo reale alle domande della chat; un piccolo produttore di vini trasmette degustazioni guidate, invitando gli spettatori ad assaggiare da casa e a interagire; una catena di palestre fa live di allenamenti quotidiani coinvolgendo gli iscritti online; perfino enti turistici locali trasmettono tour guidati virtuali da luoghi d’arte, con una guida che risponde alle curiosità del pubblico.

Come investire su Twitch? Due strade principali: aprire un proprio canale brand oppure collaborare con creator già affermati (streamer influencer). Nel primo caso, bisogna mettere in conto risorse per produrre contenuti live con regolarità (anche solo 1-2 streaming al mese ben promossi possono bastare per iniziare). È cruciale offrire qualcosa di interessante dal vivo: sessioni Q&A con esperti, lanci di prodotto in anteprima per la community Twitch, tutorial esclusivi, contest live con giveaway, ecc. La chiave è interagire attivamente con la chat, salutare gli utenti, rispondere ai commenti – in una parola, coinvolgere. Nel secondo caso (influencer marketing su Twitch), si può sponsorizzare uno streamer affine al proprio settore affinché presenti il vostro prodotto durante le sue live. Questa formula è già comune nel gaming (es. un produttore hardware che sponsorizza un gamer famoso), ma sta prendendo piede anche in altri ambiti: ad esempio marchi di snack che sponsorizzano streamer lifestyle, o publisher di fumetti che collaborano con creatori che fanno talk sul cinema e l’animazione.

Twitch offre anche funzionalità come estensioni interattive e integrazione e-commerce (vedi Amazon, proprietaria di Twitch, che esplora il live shopping). Quindi nel 2026 possiamo aspettarci ancora più opportunità di vendere e fare lead generation direttamente dalle live. Una PMI italiana potrebbe iniziare in piccolo: ad esempio, una libreria indipendente fare una “diretta novità editoriali della settimana” in cui il libraio racconta 5 libri nuovi – un format semplice, ma che crea appuntamento e comunità intorno al brand. Oppure un atelier di moda artigianale trasmettere il backstage di una sfilata o di un servizio fotografico. Con un po’ di creatività, la diretta può rendere speciale anche un business locale, portando il pubblico dietro le quinte e aumentando la fiducia (vedere persone reali all’opera in tempo reale ha un impatto ben diverso dal vedere solo post programmati).

Metaversi leggeri e social in realtà aumentata

Il termine metaverso ha vissuto alti e bassi di hype negli ultimi anni. Dopo la “bolla” del metaverso pesante (ricordate Meta che spingeva forte su mondi VR immersivi nel 2021-2022?), l’entusiasmo si è ridimensionato. Tuttavia, nel 2026 sta emergendo la tendenza dei metaversi leggeri: piattaforme che offrono esperienze virtuali o in realtà aumentata più accessibili e mirate, spesso fruibili da smartphone o browser senza bisogno di visori costosi. Non parliamo di vivere 24/7 in un mondo parallelo, ma di usare ambienti digitali 3D per scopi specifici – eventi, fiere virtuali, showroom interattivi, gaming sociale – in modo saltuario ma efficace.

Esempi in voga: Spatial.io (piattaforma che permette di creare gallerie d’arte virtuali o sale riunioni VR in pochi clic), Roblox nella sua declinazione business (molti brand hanno creato isole o giochi sponsorizzati su Roblox per intercettare il pubblico giovane), e Meta Horizon nella versione “Light” più semplificata. Anche piattaforme AR come Snap (con i suoi filtri sempre più avanzati) o Pokémon GO (che lancia esperienze brandizzate geolocalizzate) possono essere viste come social AR. L’idea comune è: coinvolgere il pubblico in maniera immersiva ma a basso costo di ingresso (sia per l’utente che non deve avere apparecchiature particolari, sia per l’azienda che può sviluppare un’esperienza base senza investimenti milionari).

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Per un’azienda italiana, sperimentare un metaverso leggero nel 2026 potrebbe significare, ad esempio: un marchio di moda che allestisce una showroom virtuale dove l’avatar degli utenti può provare digitalmente i capi e magari acquistarli direttamente; un consorzio turistico che crea una versione VR del centro storico di Firenze con tour guidato (immaginate far vedere il Duomo di Firenze in 3D a un utente giapponese, invogliandolo poi a visitarlo di persona); una fiera B2B che oltre all’evento fisico offre una virtual expo su Spatial per chi non può venire, con stand digitali e avatar che si muovono tra essi.

Perché considerarlo? Innanzitutto per l’effetto wow e il PR buzz: fare qualcosa nel metaverso leggero oggi ha ancora appeal mediatico, mostrando il brand come innovativo. Inoltre, sono esperienze condivisibili tramite link in modo semplice – basta mandare un URL e l’utente può entrare nel vostro evento virtuale, il che li rende ottimi per campagne sui social tradizionali (si pubblica il link su Facebook/Twitter e si invita la gente a provare l’esperienza). Il consiglio qui è focalizzarsi più sul coinvolgimento che sulla grafica iper-realistica: gli utenti apprezzano la creatività e l’interattività, non si aspettano la perfezione visiva da uno smartphone. Ad esempio, meglio un ambiente virtuale semplice ma dove posso fare qualcosa (giocare, esplorare, sbloccare un coupon, parlare con altre persone) che non un mondo stupendo da vedere ma vuoto.

Vale la pena investire in un metaverso nel 2026? Dipende dal settore. Per chi opera in ambiti legati all’innovazione, all’intrattenimento, al design o vuole raggiungere Gen Z e Alpha nativi digitali, può essere un terreno di sperimentazione pura (il famoso 10% della regola 70/20/10 di cui parliamo dopo). Altri potrebbero aspettare case study più consolidati. In ogni caso, tenete d’occhio queste piattaforme XR leggere: potrebbero diventare i “social network esperienziali” del prossimo futuro, dove non si scrolla un feed ma si vive un’esperienza brandizzata.

Consigli strategici per investire sui nuovi social

Abbiamo passato in rassegna diverse piattaforme emergenti, ciascuna con le proprie opportunità. Prima di tuffarsi a capofitto, è fondamentale un approccio strategico per selezionare dove vale la pena investire. Non tutte le app nuove saranno adatte al tuo business: meglio scegliere con criterio, ponendosi alcune domande chiave:

  • Dov’è il mio target? Verifica se il pubblico che vuoi raggiungere usa (o potrebbe usare) quella piattaforma. Ad esempio, hai un prodotto per Gen Z? Allora vale la pena esplorare BeReal o Lemon8. Se punti a professionisti B2B, forse meglio Threads o community di nicchia. Fai ricerche, osserva i trend demografici degli iscritti e la presenza di community locali o settoriali.
  • Che contenuti posso creare? Ogni social ha il suo formato predominante (video brevi, foto curate, testo, audio, live, ecc.). Valuta se hai le risorse e le capacità per produrre contenuti adeguati. Se nel tuo team nessuno sa fare video, forse TikTok o Twitch saranno impegnativi; se hai soprattutto testi e whitepaper, meglio un social conversazionale come Threads o BlueSky.
  • È sostenibile? Aprire account ovunque senza poi curarli è controproducente. Meglio presidiare un canale in meno ma con costanza, che essere presenti “a fantasma” su cinque piattaforme. Assicurati di avere tempo/personale per gestire la piattaforma emergente prescelta, monitorare i risultati e interagire col pubblico.

Una volta selezionati i canali giusti, è buona pratica applicare la regola del 70/20/10 nella distribuzione degli sforzi. Significa: dedica ~70% delle risorse ai canali digitali consolidati che già ti portano risultati (es. Instagram, il blog, LinkedIn…), un 20% a 1-2 piattaforme emergenti promettenti su cui puntare, e un 10% a esperimenti su strumenti o social nuovissimi. In questo modo bilanci l’innovazione con la certezza, evitando di disperdere tempo ed energie.

L’adozione di nuovi social network non va considerata una tattica isolata, ma parte di un quadro più ampio di crescita online. In un mercato competitivo, è fondamentale allineare ogni canale emergente agli obiettivi di business, assicurando coerenza tra la comunicazione sui social e gli altri touchpoint digitali. Per questo motivo, strategie digitali e presenza online devono procedere di pari passo: solo un ecosistema integrato consente al brand di valorizzare appieno ogni nuova piattaforma.

Come entrare su una nuova piattaforma? Ecco alcune tattiche efficaci:

  • Osserva e studia i pionieri: prima di postare, dedica qualche settimana a monitorare hashtag, utenti influenti e contenuti popolari su quella piattaforma. Impara il linguaggio e la cultura locale.
  • Sperimenta in piccolo: crea un profilo e inizia a pubblicare in modo soft, magari con un progetto pilota o contenuti riciclati adattati (il cosiddetto minimum viable content). Analizza l’engagement ottenuto e raccogli feedback.
  • Collabora con micro-influencer nativi: su un nuovo social spesso ci sono creator emergenti affamati di collaborazioni. Coinvolgine qualcuno che già “parla la lingua” di quella piattaforma per co-creare contenuti o iniziative. Ad esempio, un micro-influencer di Lemon8 potrebbe gestire per te una serie di post guide, o uno streamer Twitch locale può ospitare il tuo brand in live.
  • Cross-promuovi sui tuoi canali esistenti: aiuta il tuo nuovo profilo a crescere portando audience dagli altri tuoi canali. Puoi ad esempio condividere su Instagram Stories uno snippet del tuo video su TikTok/Lemon8 con invito a vedere il resto lì; oppure mandare una newsletter annunciando “Seguici su Threads per contenuti esclusivi dietro le quinte”. Integra i canali invece di tenerli a compartimenti stagni.
  • Misura e adatta: come per ogni attività di marketing, traccia i risultati. Crescono follower e interazioni? Arrivano visite al sito o richieste dal nuovo canale? Il sentiment verso il brand è positivo? Dopo alcuni mesi, valuta se intensificare la presenza, aggiustare la strategia o – se proprio non vedete ritorni – mettere in pausa e magari riprovare più avanti.

Ricorda: investire sui nuovi social richiede pazienza. Molte piattaforme impiegano 12-18 mesi prima di “esplodere” davvero. Chi getta la spugna dopo poche settimane rischia di perdere il payoff proprio quando la base utenti decolla. D’altra parte, non bisogna nemmeno innamorarsi di un canale morto: se i numeri e l’engagement dopo un periodo ragionevole restano vicini allo zero, meglio concentrare altrove gli sforzi.

Conclusione

In conclusione, esplorare oltre Facebook e Instagram non è più un capriccio da early adopter, ma una necessità per anticipare i trend e parlare ai clienti di domani. Le piattaforme emergenti del 2026 – da BeReal a Lemon8, da Threads a BlueSky, passando per community di nicchia, live streaming e piccoli metaversi – sono veri e propri laboratori sociali. È lì che nascono nuovi linguaggi, formati e subculture che nel giro di un anno potrebbero influenzare tutto il panorama digitale.

Per le imprese italiane, soprattutto le PMI, il consiglio è di mantenere una mentalità esplorativa: dedicare una parte (piccola ma costante) del proprio marketing alla scoperta e alla sperimentazione. Chi arriva prima su un canale promettente gode di meno concorrenza, più visibilità organica e della reputazione di innovatore. Non bisogna però perdere di vista la strategia: ogni nuova piattaforma va approcciata con gli obiettivi chiari e coerenza col brand, altrimenti si rischia di inseguire ogni hype senza risultati tangibili.

Sfruttare al meglio i nuovi social richiede tempo, competenze e una pianificazione accurata. Per evitare dispersione di risorse e ottenere risultati concreti, molte aziende scelgono di affidarsi a un servizio di Social Media Management professionale. Una gestione esperta dei canali social permette infatti di individuare le piattaforme emergenti più adatte al proprio pubblico e di curare la presenza digitale in modo efficace e strategico.

In un mondo in cui l’attenzione degli utenti è frammentata tra mille app, la capacità di reinventarsi piattaforma dopo piattaforma diventa un vantaggio competitivo cruciale. Continua a coltivare la tua presenza sui canali consolidati, ma tieni sempre un occhio fuori dalla comfort zone digitale. E se navigare in questo mare di nuovi social ti sembra complesso, ricorda che esistono professionisti pronti ad aiutarti: ad esempio, il nostro team offre servizi di Social Network Management dedicati proprio a costruire e ottimizzare la tua presenza online, anche sulle piattaforme più recenti. Con la giusta guida, pensare fuori dagli schemi (o meglio, outside the box) diventerà parte integrante della tua strategia di marketing digitale.

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