SEO nell’era delle AI generative
L’avvento di chatbot avanzati e motori di risposta basati su AI generativa sta trasformando radicalmente il panorama della ricerca online. Sempre più utenti scelgono di porre domande direttamente a assistenti AI come ChatGPT o Google Bard invece di digitare query su un motore di ricerca tradizionale. Secondo dati recenti, nel 2025 un utente internet su 10 utilizza l’AI generativa come primo strumento di ricerca, e piattaforme come ChatGPT contano oltre 400 milioni di utilizzatori settimanali. Anche Google sta integrando l’AI generativa nelle sue SERP: le AI Overviews (panoramiche generate dall’AI) compaiono già in circa il 16% delle ricerche desktop negli Stati Uniti, evidenziando come le risposte sintetiche stiano diventando parte integrante dell’esperienza utente.
Questa rivoluzione comporta un cambio di paradigma per la SEO. Finora l’obiettivo era apparire fra i primi risultati (le dieci “blue links” della prima pagina di Google). Ora, invece, molte ricerche vengono risolte direttamente dall’AI con una risposta unica e colloquiale, da cui l’utente spesso ottiene subito l’informazione desiderata senza dover cliccare alcun link. Un report Adobe sulla stagione dello shopping 2025 ha rilevato che i retailer potrebbero registrare fino a un +520% di traffico proveniente da chatbot e motori di ricerca AI rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, studi indicano che quando Google mostra una risposta generativa in cima alla pagina, il tasso di click sui risultati organici tradizionali cala drasticamente (dal ~15% a meno dell’8%). In sintesi: gli utenti cliccano meno sui siti e si affidano di più alle risposte immediate delle AI.
Per le aziende e i marketer, questo significa che essere visibili oggi non equivale solo a farsi trovare nei risultati di ricerca, ma anche – e soprattutto – a essere inclusi nelle risposte fornite dalle intelligenze artificiali. Da qui nasce l’esigenza di una nuova forma mentis nell’ottimizzazione, che alcuni esperti hanno battezzato AEO (Answer Engine Optimization) o GEO (Generative Engine Optimization). In italiano, parliamo di ottimizzazione per motori di risposta o, come definito di recente, GAIO (Generative AI Optimization). Il concetto chiave è che la SEO tradizionale e la SEO per AI condividono molti fondamentali (contenuti di qualità, rilevanza, struttura tecnica), ma differiscono nell’obiettivo finale: la prima mira a portare l’utente sul sito tramite un clic, la seconda punta a far sì che il contenuto del sito venga utilizzato dall’AI nella sua risposta. In altre parole, la SEO ti fa trovare dagli utenti; la GAIO ti fa “scegliere” dalle AI.
Dalla SEO tradizionale alla Generative AI Optimization
Adattarsi a questo cambiamento implica ripensare strategie e metriche. Storicamente, una pagina ben posizionata portava traffico organico e conversioni dirette. Nell’era AI-driven, invece, potresti ottenere visibilità sotto forma di citazione o menzione all’interno di una risposta generata, senza che l’utente visiti effettivamente il tuo sito. Ad esempio, se un utente chiede a ChatGPT “Qual è la migliore crema doposole per le scottature?”, il chatbot fornirà un consiglio sintetico citando magari una o più marche: se la tua azienda produce una crema doposole, vorrai essere citato in quella risposta, anche se l’utente non clicca subito per acquistare. La menzione del brand in un contesto di fiducia può influenzare positivamente la percezione del consumatore, creando consapevolezza che potrà tradursi in acquisti in un secondo momento.
Questa nuova ottica richiede di valutare il successo SEO non solo in termini di click e traffico, ma anche in termini di quota di voce nelle risposte AI. Alcuni strumenti stanno emergendo proprio per misurare quante volte un brand viene citato dai vari LLM (Large Language Model) nelle loro risposte, inaugurando quella che è già stata definita la “citation economy” del 2025. Un dato interessante riportato da consulenti SEO è che fino a pochi anni fa c’era un’alta sovrapposizione (70%) tra i primi risultati Google e le fonti citate dalle AI, mentre oggi questa sovrapposizione è scesa sotto il 20%. Ciò significa che le AI spesso attingono a fonti diverse rispetto al classico ranking di Google, aprendo opportunità a siti magari meno visibili sul motore tradizionale ma più “appetibili” per l’AI.
Fortunatamente, SEO e GAIO non si escludono a vicenda: al contrario, un buon posizionamento SEO è spesso prerequisito per essere scelti dalle AI. Google ha dichiarato che le sue AI overview utilizzano segnali simili a quelli del ranking classico per selezionare le fonti (qualità dei contenuti, autorevolezza del sito, attinenza al query, ecc.). Dunque, le basi restano fondamentali. Tuttavia, per eccellere nella generative search occorre andare oltre, ottimizzando i contenuti in modo che siano facilmente comprensibili e estraibili dai modelli di linguaggio. Vediamo allora come strutturare e arricchire i nostri contenuti affinché risultino AI-friendly.
Strutturare i contenuti per i motori di risposta
Una delle prime cose da considerare è come le AI “leggono” e comprendono il testo. I modelli di intelligenza artificiale tendono a prediligere informazioni presentate in forma chiara e strutturata. Infatti, si è osservato che i chatbot preferiscono fonti con formato semplice e scansionabile, come elenchi puntati, liste numerate, tabelle e pagine FAQ, rispetto a lunghi blocchi di testo discorsivo. In pratica, un articolo di blog tradizionale con un’introduzione prolissa e paragrafi densi potrebbe essere meno “appetibile” per l’AI di quanto non lo sia una pagina che va dritta al punto con domande e risposte concise. Un esperto ha notato provocatoriamente che invece di un singolo articolo generico su un argomento, spesso “una pagina FAQ può rispondere a cento domande diverse”, offrendo alle AI centinaia di opportunità di estrarre una risposta pertinente.
Strutturare il contenuto in blocchi semantici chiari è dunque fondamentale. In pratica: ogni paragrafo dovrebbe coprire un solo concetto o risposta specifica, in modo da costituire un “pezzo” di informazione autonomo e facile da estrapolare. Se, ad esempio, stai definendo un termine, dedica un intero paragrafo solo a quella definizione; così un’AI potrà estrapolarlo per rispondere a chi chiede il significato di quel termine. Analogamente, se l’articolo affronta 5 consigli, valuta di presentarli come 5 punti elenco ben distinti: un modello AI che cerca “come fare X…” potrebbe individuare subito quei consigli numerati e includerli integralmente nella sua risposta. Gli studi confermano che questo approccio paga: un’analisi di oltre 177 milioni di citazioni AI ha rilevato che il 32% delle volte le AI citano contenuti in forma di lista (listicle), percentuale tre volte superiore a quella delle citazioni di normali paragrafi discorsivi. In altre parole, le liste battono gli articoli narrativi come fonte preferita dalle AI.
Oltre alle liste, un altro formato vincente è la pagina FAQ o comunque sezioni con domande e risposte. Inserire nell’articolo sottotitoli che corrispondono a possibili query utente – ad esempio “Come fare…?”, “Che cos’è…?”, “Quali sono i vantaggi…?” – seguiti da risposte immediate e concise, aumenta le probabilità che l’AI utilizzi proprio quel frammento per rispondere a una domanda analoga. Questo è un principio noto come AEO (Answer Engine Optimization): significa ottimizzare affinché i nostri contenuti siano la risposta alle domande, non solo un risultato tra i tanti.
Dal punto di vista pratico, ecco alcune linee guida sulla struttura:
- Usa intestazioni (H2, H3) descrittive che anticipino l’argomento del paragrafo. Suddividere il testo in sezioni con titoli chiari (es: “Cosa si intende per AI generativa in SEO”, “5 modi per ottimizzare un contenuto per le AI”) aiuta sia i lettori umani sia i motori AI a orientarsi. Un modello AI può “ragionare” per sezioni e pescare direttamente quella più pertinente alla domanda posta dall’utente.
- Mantieni i paragrafi brevi (idealmente 2-4 frasi). Evita di mischiare troppe idee nello stesso blocco: meglio spezzare un concetto complesso in più paragrafi piccoli, ciascuno con la propria idea chiave.
- Inserisci elenchi puntati o numerati quando elenchi passi, consigli, vantaggi/svantaggi, caratteristiche ecc. Oltre a essere graditi ai lettori, gli elenchi sono machine-friendly: come visto, le AI li adorano perché possono citarli integralmente senza doverli riformattare.
- Valuta l’uso di tabelle per confronti o riepiloghi. Ad esempio, una tabella che confronta punto per punto la SEO e la GAIO potrebbe essere ripresa dall’AI per rispondere a una query come “SEO vs GAIO differenze”, presentando i dati già ben organizzati. Assicurati solo che la tabella sia semplice, leggibile e con intestazioni chiare.
- Evita frasi introduttive superflue o giri di parole complicati. Vai dritto al punto. Ciò vale sempre per la buona scrittura, ma è cruciale quando pensiamo alle AI: un modello deve capire rapidamente cosa stai dicendo. Frasi riempitive tipo “Alla luce delle suddette considerazioni, risulta evidente come…” aggiungono solo rumore. Meglio una formulazione diretta come “In sintesi, …” o “Le PMI dovrebbero… perché…”. Testi snelli e linguaggio concreto favoriscono la comprensione algoritmica oltre che umana.
In sostanza, immagina di scrivere per un lettore impaziente e molto esigente (che in questo caso è sia l’utente moderno sia l’algoritmo AI): metti subito in evidenza le informazioni chiave, formattale in modo chiaro e rendile facili da isolare.
Formato e chiarezza: farsi “comprendere” dalle AI
Oltre alla struttura, conta come esponi i contenuti. Le intelligenze artificiali sono ormai abilissime a interpretare il linguaggio naturale, ma alcune accortezze possono facilitarne il compito e aumentare le chance che scelgano proprio il tuo testo.
1. Linguaggio semplice e univoco: evita ambiguità e riferimenti poco chiari. Se nel testo usi un pronome come “quest’ultimo” o “ciò” per riferirti a un concetto menzionato in precedenza, considera invece di ripetere esplicitamente il termine chiave. Ad esempio, invece di “quest’ultimo approccio presenta notevoli vantaggi”, meglio “L’approccio GAIO presenta notevoli vantaggi”. Ciò aiuta sia l’AI che il lettore a non fraintendere a cosa ti riferisci.
2. Definisci gli acronimi e i termini tecnici la prima volta che li citi. Anche se chi legge potrebbe conoscere sigle come SGE o YMYL, è bene scrivere ad esempio “Google SGE (Search Generative Experience)” per esteso almeno alla prima occorrenza. Questo non solo migliora la comprensione per un umano, ma fornisce all’AI ulteriore contesto semantico. Lo stesso vale per termini specialistici: se parli di “indicizzazione semantica latente”, magari aggiungi tra parentesi una breve spiegazione.
3. Usa indicatori linguistici per esempi e approfondimenti: parole come “ad esempio”, “in altri termini”, “vale a dire” creano segnali testuali utili a far capire all’AI la struttura logica del discorso. Per esempio, se scrivi “In altri termini, …” l’AI capisce che stai riformulando un concetto; “Ad esempio, …” preannuncia un esempio concreto. Inserire questi connettivi in modo naturale può aiutare il modello a individuare e distinguere definizioni, esempi, conclusioni, ecc.
4. Evidenzia i dati e le informazioni chiave: se nel testo includi numeri, statistiche o dati importanti, assicurati che risaltino. Puoi metterli in grassetto o comunque in una frase sintetica. Le AI tendono a preferire contenuti che includono fatti concreti e cifre verificabili. Ad esempio, affermare “Nel 2026 si prevede un calo del 25% della ricerca tradizionale a favore degli strumenti AI” (citando la fonte se possibile) attira l’attenzione dell’algoritmo. Un’AI che cerca trend percentuali troverà subito quel “25%” in evidenza. Naturalmente, non bisogna inventare dati: fornisci solo numeri reali e se possibile cita la fonte o il contesto (es: “(Fonte: studio XYZ)”). In generale, un contenuto che supporta le proprie affermazioni con dati precisi risulta più affidabile: un’AI potrebbe preferire un testo che dice “i chatbot generativi hanno raggiunto i 500 milioni di utenti mensili nel 2025” e magari cita uno studio, rispetto a uno che si limita a dire “i chatbot sono molto diffusi”.
5. Mantieni uno stile conversazionale ma professionale: le AI sono addestrate su un vasto corpus di linguaggio umano, incluse pagine web. Un tono troppo burocratico o artificioso potrebbe risultare meno “naturale”. Cerca di scrivere come parleresti a un collega, con un registro professionale ma fluido, evitando gergo inutilmente complicato. Questo aumenta le probabilità che il modello consideri il tuo testo clear and helpful (criterio fondamentale anche per Google). Tra l’altro, Google stessa con l’aggiornamento Helpful Content valuta la qualità anche in base a chiarezza e utilità per l’utente umano – e ciò indirettamente impatta anche sulla considerazione che le AI avranno del tuo contenuto.
6. Curare l’UX aiuta anche l’AI: vale la pena ricordare che molti aspetti classici della buona formattazione SEO (titoli ben strutturati, testo leggibile, buon contrasto, pagina mobile-friendly, velocità di caricamento) rimangono importanti. Se il tuo sito è tecnicamente efficiente e il contenuto è ben presentato per gli utenti, anche i crawler AI potranno accedervi e interpretarlo meglio. Ad esempio, un impaginato pulito con HTML semantico (titoli <h1>…<h2> corretti, liste <ul><li>, ecc.) facilita la “lettura” algoritmica.
In breve, chiarezza e leggibilità sono vincenti su entrambi i fronti: piacciono ai lettori umani e rendono il tuo contenuto più digeribile per le intelligenze artificiali, che a loro volta premieranno la tua pagina integrandola nelle loro risposte.
Autorevolezza, E-E-A-T e importanza delle fonti
In un mondo in cui chiunque può generare contenuti con l’AI, la qualità e credibilità dei contenuti diventa ancora più cruciale. Le AI, nel selezionare cosa includere nelle risposte, cercano di evitare informazioni sbagliate o poco affidabili. Per questo, tendono a preferire fonti con alta autorevolezza e fiducia. Google ha da tempo formalizzato questi criteri con l’acronimo E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) – Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità – e ha confermato che anche nell’era delle risposte AI i contenuti che eccellono in E-E-A-T continueranno a dominare la visibilità. In pratica, un articolo scritto da un vero esperto, che dimostra esperienza diretta e fornisce informazioni accurate con fonti, ha molte più probabilità di essere scelto dalle AI rispetto a un testo generico o promozionale.
Cosa significa questo in termini pratici?
- Dimostra la tua expertise: se sei un esperto in materia, fallo emergere. Puoi citare brevemente la tua esperienza (“come consulente SEO con 10 anni di esperienza, ho osservato che…”) o includere un profilo autore nell’articolo con credenziali e bio. L’uso di markup schema per l’autore (Author schema) può aiutare a segnalare ai motori l’identità e autorevolezza di chi ha scritto. Ad esempio, aggiungere il markup di tipo
Personcon nome, qualifica e magari profili social verificati dell’autore può dare un segnale in più di credibilità, soprattutto per contenuti pubblicati da tempo. - Cita fonti affidabili e aggiorna i riferimenti: inserire nel tuo articolo link o riferimenti a studi, ricerche, statistiche aggiornate (come abbiamo fatto in questo articolo) non solo aiuta il lettore umano, ma anche l’AI a valutare il contesto. Un paragrafo che include “Secondo un report Adobe 2025…” o “(fonte: Pew Research, 2025)” offre all’intelligenza artificiale un’indicazione che quel contenuto si basa su dati reali e verificabili. Ovviamente non riempire l’articolo di link inutili: scegli fonti autorevoli e rilevanti, meglio se recenti (ultimi 1-2 anni). E se citi numeri o fatti, cerca di fornire sempre il contesto completo per evitare estrapolazioni ambigue.
- Coltiva la tua presenza online: l’autorevolezza di un sito non si costruisce solo all’interno del sito stesso. Le AI considerano segnali esterni come backlink di qualità, menzioni del brand su altri siti, recensioni e discussioni sui social. Tutti questi elementi contribuiscono a formare la “reputazione” di un dominio. Ad esempio, se il tuo sito o brand viene menzionato spesso in forum di settore o su Wikipedia, le AI potrebbero giudicare più affidabili i tuoi contenuti. In ottica GAIO si parla di dare importanza alle brand mentions almeno quanto ai link tradizionali. Quindi, continua a impegnarti in una strategia di digital PR e link building di qualità: essere citati come fonte su altri siti autorevoli può fare la differenza (oltre a portare benefici SEO classici).
- Esperienza e casi concreti: un modo per dimostrare Experience e Expertise è includere nel contenuto esempi reali, case study, scenari pratici. Non limitarti alla teoria: racconta micro-casi, descrivi situazioni tipo. Ad esempio, se stai spiegando come un e-commerce può ottimizzare le schede prodotto per l’AI, porta la mini-storia di “Mario, rivenditore di scarpe online, che ha adottato schede FAQ e ha visto i chatbot iniziare a consigliare i suoi prodotti nelle risposte”. Questi dettagli non solo rendono il contenuto più interessante, ma segnalano all’AI che il testo è frutto di osservazione sul campo e non mera rielaborazione astratta. Inoltre, spesso gli utenti chiedono alle AI soluzioni a casi specifici: se nel tuo testo c’è già un caso specifico ben descritto, l’AI potrebbe riutilizzarlo per rispondere a domande simili.
In definitiva, autorità e affidabilità pagano. Sforzati di diventare – e apparire – una fonte affidabile nel tuo settore. Ciò non solo ti aiuterà con Google (che da anni premia i siti E-E-A-T compliant), ma ti renderà anche il candidato ideale per essere citato da ChatGPT, Bard, Bing e colleghi. Le AI, infatti, incorporano filtri di sicurezza e preferenze che tendono a evitare contenuti di bassa qualità o potenzialmente fuorvianti. Dunque, qualità e onestà prima di tutto: niente clickbait, niente promesse esagerate o informazioni non verificate. Costruisci fiducia con il tuo pubblico e col tempo anche le AI “si fideranno” di più dei tuoi contenuti.
Aggiornamento e rilevanza dei contenuti
Un altro fattore determinante è la freschezza delle informazioni. Gli assistenti AI hanno imparato che gli utenti cercano risposte aggiornate, specialmente in ambiti che evolvono rapidamente (tecnologia, marketing, normative, ecc.). Di conseguenza, danno un peso significativo alla data e all’aggiornamento dei contenuti.
È stato osservato che ChatGPT e simili spesso preferiscono contenuti che nel titolo o nel testo indicano l’anno corrente. Inserire l’anno (ad esempio “2026”) nel titolo della pagina, nella meta description o nell’URL slug può segnalare che l’articolo è recente e pertinente ora. Ovviamente non bisogna forzare questa pratica: l’anno va messo solo se rilevante (come in questo articolo che discute trend attuali). Ma se stai, per dire, elencando le strategie SEO per il 2026, assicurati che l’anno compaia chiaramente dove conta. Questo piccolo accorgimento può aumentare le chance di venire citati, perché i modelli AI nei loro “retroscena” di ricerca spesso includono l’anno corrente nelle query per trovare risultati più freschi.
Inoltre, gli studi sul comportamento delle AI indicano che il periodo di massima visibilità di un contenuto è breve. Una buona percentuale di citazioni AI proviene da pagine pubblicate nei giorni immediatamente precedenti: si stima che la maggior parte delle citazioni avvenga entro 2-3 giorni dalla pubblicazione di un contenuto, arrivando a rappresentare fino al 2% di tutte le citazioni in un dato settore, per poi calare drasticamente dopo 1-2 mesi. Questo significa che pubblicare con frequenza e mantenere un flusso costante di nuovi contenuti può aiutare a essere “sul pezzo” quando l’AI cerca risposte. Ovviamente conta la qualità: meglio un articolo eccellente al mese che quattro post irrilevanti a settimana. Ma se hai risorse, aggiorna regolarmente il tuo blog o le sezioni news. Non dimenticare di aggiornare anche i contenuti esistenti: un articolo del 2023 può tornare a nuova vita se viene rivisto nel 2025 con nuovi dati e una nota tipo “Aggiornato al 2025”. Questo potrebbe riportarlo nei radar delle AI, specie se segnali l’aggiornamento chiaramente.
Parlando di rilevanza, un consiglio è di coprire anche le query specifiche e di nicchia. Le persone tendono a fare domande molto dettagliate ai chatbot (più di quanto farebbero su Google). Ad esempio, invece di cercare “auto elettrica vs ibrida” su Google, potrebbero chiedere a ChatGPT: “Meglio una berlina ibrida o un crossover elettrico per chi viaggia tanto in autostrada?”. Queste domande contengono sfumature specifiche. Se sul tuo sito hai contenuti ultra-miratii – come un articolo proprio su “auto elettriche per viaggi in autostrada vs ibride” – hai molte più probabilità di essere pescato dall’AI rispetto a chi ha solo un articolo generico sulle auto elettriche. Lungo raggio batte corto raggio in termini di contenuti: coprire argomenti verticali, casi particolari, long-tail keywords e domande frequenti dettagliate può portare risultati migliori che restare sul vago. In breve, non aver paura di essere granulare: se c’è un sotto-tema interessante per il tuo pubblico, trattalo con un post dedicato. Le AI apprezzeranno quella specificità.
Ottimizzazioni tecniche e semantiche
Infine, diamo uno sguardo ad alcuni aspetti tecnici e semantici che possono favorire la scoperta dei tuoi contenuti da parte delle AI.
– Parole chiave e query dell’utente: la ricerca per intenti diventa ancora più cruciale. Un’AI, come accennato, scompone spesso la domanda complessa di un utente in tante mini-query (il cosiddetto query fan-out). Google SGE ad esempio, di fronte a una domanda articolata, lancia simultaneamente più ricerche su vari argomenti correlati per costruire una risposta completa. Ciò significa che il tuo contenuto dovrebbe essere ottimizzato semanticamente, non solo su una parola chiave secca. Utilizza sinonimi, termini correlati, variazioni lessicali. Ad esempio, in un articolo sulle “strategie di content marketing con AI”, menziona anche concetti affini come machine learning, personalizzazione dei contenuti, chatbot, creazione automatica di testi, ecc.. Queste entità semantiche collegate aiutano l’AI a capire che il tuo contenuto copre l’argomento in modo completo e contestualizzato. Insomma, pensa in ottica di topic più che di singola keyword: copri tutte le sfaccettature rilevanti di un tema.
– URL e meta tag parlanti: assicurati che anche aspetti come lo slug URL e i meta tag riflettano chiaramente l’argomento. Come accennato, le AI “leggono” anche gli URL: ad esempio, ChatGPT in modalità browsing guarda la stringa URL per farsi un’idea rapida del contenuto. Se hai un articolo con URL …/migliore-CRM-2026 e un altro sito ha …/software-aziendali, è probabile che per una domanda su “il miglior CRM nel 2026” l’AI preferisca il tuo, perché già dall’URL capisce che è centrato sul query. Quindi, crea slug descrittivi e specifici, evitando genericità. Allo stesso modo, compila una buona meta description: anche se l’utente finale magari non la vedrà (in caso di risposta diretta), può aiutare i crawler a capire la pertinenza del tuo contenuto.
– Dati strutturati (schema): implementa i markup strutturati laddove opportuno. Schema.org offre vocabolari per articoli, FAQ, prodotti, recensioni, ecc. Ad esempio, se hai una sezione FAQ, usa lo schema FAQPage nel codice HTML: potresti ottenere un duplice vantaggio, con Google (rich snippet) e con le AI che potrebbero più facilmente individuare domanda e risposta. Lo stesso vale per HowTo, Recipe, Product: qualsiasi schema che esplicita il contenuto in modo machine-readable è benvenuto. Inoltre, nuovi formati stanno emergendo specifici per le AI: alcuni esperti suggeriscono di utilizzare un file llms.txt (sul modello del robots.txt) per fornire indicazioni ai crawler delle AI su quali sezioni indicizzare preferenzialmente. Non tutti i motori lo supportano ancora, ma è un trend da tenere d’occhio. In certi test su siti molto grandi, permettere l’accesso a un indice completo in un file dedicato (llms-full.txt) ha aumentato di 5-10 volte il crawl delle pagine da parte dei bot AI.
– Apertura ai crawler AI: a proposito, assicurati di non bloccare inutilmente i nuovi bot. Ad esempio, OpenAI ha reso noto il user-agent GPTBot per la scansione web (utilizzata per addestrare modelli come GPT-4). Se vuoi che il tuo sito contribuisca ai dati delle future AI (quindi potenzialmente essere citato da modelli aggiornati), verifica il tuo robots.txt: a meno che tu non abbia ragioni particolari, consenti l’accesso ai crawler AI affidabili. Allo stesso modo, verifica le impostazioni per Bing (che alimenta sia Bing Chat che altri sistemi) e altri bot emergenti come Bard o Perplexity. In sintesi, non chiudere la porta in faccia agli “spider” delle intelligenze artificiali.
– Performance e accessibilità: come ultimo punto tecnico, ricorda che se una pagina è difficilmente accessibile a un normale crawler (ad esempio per problemi di performance, risorse bloccate, richieste di login, ecc.), anche un’AI potrebbe non vederla. Mantieni dunque le buone pratiche di SEO tecnico: sito veloce, mobile-first, niente interstitial invasivi. E considera anche l’utilità di creare API o feed per i tuoi contenuti se offri servizi dati: alcune AI potrebbero in futuro utilizzare fonti strutturate (es. feed JSON, database aperti) per rispondere agli utenti. Essere presente anche in quei canali aumenterà la tua visibilità in ambienti AI-driven.
Per approfondire questi temi con casi pratici, esempi aggiornati e approccio strategico, puoi leggere il libro “SEO e AI generativa” su Amazon.
Monitoraggio e adattamento continuo
L’ottimizzazione per le AI non è un’attività “one-shot”: richiede monitoraggio e iterazione costante, proprio come la SEO. Le citazioni da parte delle AI possono essere volatili: un mese sei la fonte preferita, il mese dopo potresti sparire sostituito da un concorrente. In uno studio su 80.000 prompt, si è visto che i risultati citati variavano di oltre il 50% di mese in mese in ChatGPT, Google AI e Bing. Questo significa che non basta raggiungere la vetta, bisogna anche mantenere la posizione con contenuti sempre ottimizzati e aggiornati.
Come fare in pratica? Un primo passo è misurare. In Google Analytics 4 è possibile filtrare il traffico proveniente da alcuni motori AI (es. sorgenti come Bing Chat o SGE) impostando parametri e report ad hoc. Anche se il traffico “zero-click” è per definizione ridotto (l’utente non arriva sul sito), potresti comunque notare visite provenienti da funzioni come Bing Copilot, Perplexity o altre che permettono all’utente di aprire la fonte citata. Analizza queste visite: quali pagine attirano di più l’AI? Su quali query? Questo ti darà indicazioni su dove stai già performando bene e dove puoi migliorare.
In parallelo, fai test manuali: prova a chiedere ai principali chatbot del settore informazioni relative al tuo campo. Ad esempio, se gestisci un agriturismo, chiedi a ChatGPT “migliori agriturismi in Toscana” e vedi se compari (e chi compare). Oppure utilizza strumenti specializzati (alcuni SEO tool stanno introducendo funzionalità per tracciare la LLM Visibility, la visibilità sui modelli di linguaggio). Sapere come e quanto sei menzionato dalle AI è il primo passo per agire.
Successivamente, adatta la strategia. Se noti che un certo tema su cui avevi un articolo non viene mai citato dall’AI mentre magari cita quello di un concorrente, studia cosa fa il concorrente: ha forse una lista più chiara? Ha informazioni più aggiornate? Ha un dominio con maggiore autorità? Questo ti indicherà su cosa lavorare: potrebbe essere creare un contenuto nuovo e più mirato, oppure aggiornare/rifinire quello esistente, oppure ancora lavorare su link esterni e menzioni per aumentare la reputazione.
Un altro spunto è riutilizzare e distribuire i contenuti su più piattaforme. È emerso che se un contenuto (o parti di esso) appare su fonti diverse – ad esempio sul tuo blog, su LinkedIn Pulse, su Medium – le AI avranno più occasioni di “incontrarlo” e riconoscerlo come qualcosa di rilevante. Senza duplicare spudoratamente (attenzione sempre a canonical e affini), puoi riproporre i tuoi migliori contenuti in diversi formati: un whitepaper può diventare un post su LinkedIn, una serie di tweet, un video su YouTube, ecc. Questo oltre a ampliare il pubblico umano, rinforza la presenza dell’argomento associato al tuo brand nel tessuto del web, aumentando la fiducia degli algoritmi.
Per ottimizzare al meglio i tuoi contenuti e restare visibile anche nell’era delle AI generative, puoi affidarti al nostro servizio di SEO e Posizionamento.
In conclusione, SEO e AI generativa non sono mondi separati ma due facce della stessa medaglia: entrambi puntano a connettere chi cerca informazioni con contenuti di qualità. Nel 2026 e oltre, le aziende dovranno pensare “outside the box” – per citare non a caso il nostro nome – e abbracciare queste nuove frontiere. Significa investire in contenuti eccellenti, strutturati e affidabili, che parlino la lingua degli utenti e quella delle intelligenze artificiali. Significa monitorare le tendenze e sperimentare nuovi approcci (GEO, AEO) senza dimenticare i fondamentali della SEO classica. Chi saprà unire queste competenze avrà un vantaggio competitivo enorme: sarà trovato dagli utenti su Google, ma anche scelto dalle AI nelle loro risposte. E in un’era in cui le decisioni d’acquisto e le conoscenze passeranno sempre più da consigli di assistenti digitali, essere quella voce autorevole citata dall’AI potrebbe fare la differenza tra restare nell’ombra o diventare leader di mercato. Prepariamoci dunque oggi a ottimizzare i contenuti per le AI generative, perché il futuro delle ricerche è già iniziato.