L’ascesa dei motori di ricerca conversazionali
Gli ultimi anni hanno visto l’emergere di motori di ricerca conversazionali, piattaforme basate su Large Language Model (LLM) come ChatGPT, Google Bard, Bing Chat e altri. A differenza di Google tradizionale, queste AI interagiscono in linguaggio naturale e forniscono risposte dirette alle domande, spesso riassumendo informazioni da più fonti affidabili invece di mostrare un elenco di link. Ad esempio, chiedendo a un assistente AI “Qual è il miglior ristorante di pizza napoletana qui vicino?”, l’utente riceve immediatamente un consiglio vocale o testuale ben argomentato, basato su recensioni e dati online, senza dover cliccare sui risultati uno per uno.
Questa tendenza sta crescendo rapidamente. Tra aprile 2024 e marzo 2025 i chatbot con AI hanno registrato oltre 55 miliardi di visite, con un balzo annuo di ~81%. Tuttavia, i motori di ricerca tradizionali restano per ora dominanti con circa 1,86 trilioni di visite nello stesso periodo. In altre parole, i chatbot generano ancora solo una piccola frazione (circa il 3%) del traffico totale rispetto a Google & Co., che mantengono 34 volte più visite. La crescita esponenziale delle AI conversazionali è evidente ma non ha ancora scalfito del tutto il primato del search classico. Nel 2026 però lo scenario potrebbe cambiare: Google sta integrando funzioni AI generative (come il progetto SGE, Search Generative Experience) direttamente nei risultati, mentre nuovi concorrenti conversazionali spuntano sul mercato. Questo sviluppo potrebbe impattare la SEO persino più dell’introduzione di PageRank negli anni ‘90, richiedendo alle aziende di ripensare le proprie strategie di visibilità online.
Come farsi trovare da chatbot e assistenti AI
Di fronte a queste evoluzioni, come può un’azienda ottimizzare i propri contenuti affinché vengano trovati e utilizzati dai chatbot e dagli assistenti vocali? Ecco alcune tecniche SEO conversazionale efficaci:
Scrivere in linguaggio naturale, mirato all’intento – I contenuti vanno creati pensando alle domande reali degli utenti, utilizzando un tono colloquiale ma preciso. È utile riassumere in poche frasi la risposta chiave per ogni possibile query, includendo termini rilevanti in modo organico. Ad esempio, se vendiamo macchine del caffè, potremmo pubblicare un articolo che risponde chiaramente alla domanda “Come scegliere la macchina da caffè migliore per casa?” con un paragrafo iniziale sintetico. Questo aumenta le chance che la nostra pagina venga considerata dai motori AI quando formulano una risposta all’utente.
Dati strutturati e informazioni schema.org – L’uso estensivo dei microdati (Schema) aiuta sia Google che le AI conversazionali a comprendere e reperire meglio i contenuti del sito. Implementare markup strutturato per elementi come prodotti, recensioni, FAQ e dati locali è fondamentale. In particolare, per attività locali assicuratevi di fornire tutte le informazioni chiave – indirizzo, orari, telefono, recensioni – attraverso markup LocalBusiness e analoghi. Ciò permette a un assistente vocale di attingere direttamente a questi dettagli (es. “Hey Google, dov’è la pizzeria X?”) e aumentare le probabilità che citi la vostra attività nelle sue risposte. Analogamente, markup come FAQPage possono far sì che un chatbot attinga alle vostre domande frequenti per rispondere agli utenti.
Ottimizzazione per answer box e zero-click – I chatbot AI spesso sfruttano i contenuti che già occupano posizioni di rilievo nei risultati tradizionali (ad esempio i featured snippet o answer box di Google). Diventa quindi strategico strutturare i contenuti in modo da conquistare questi spazi privilegiati. Utilizzate paragrafi definitori, liste puntate riassuntive e titoli espliciti che corrispondano a query conversazionali. Se, ad esempio, vogliamo comparire quando un utente chiede a un’assistente “come risparmiare energia in ufficio?“, potremmo creare un post intitolato “10 modi per risparmiare energia in ufficio” con un paragrafo iniziale che ne riassume i punti chiave. In questo modo, sia Google che un’AI potranno facilmente estrapolare la risposta breve, mostrando il nostro brand come fonte.
Generative AI Optimization (GAIO) – Sta nascendo una nuova branca della SEO definita GAIO (Generative AI Optimization), ossia l’ottimizzazione dei contenuti per i motori di risposta AI. Si tratta di un campo in evoluzione (per ora in gran parte teorico) simile alla SEO tradizionale, ma con focus su fattori come la presenza del brand nelle fonti online più che sui backlink. In pratica, l’obiettivo è comparire tra le citazioni che i chatbot includono nelle risposte. Bing Chat, per esempio, cita spesso articoli di settore e blog autorevoli per corroborare i propri consigli, mentre ChatGPT (versione con browsing) può menzionare testualmente le fonti. Conviene quindi puntare su contenuti autorevoli e citabili: studi, guide approfondite, infografiche e case study che altri siti e testate di settore possano menzionare. Più il vostro brand viene citato in contesti affidabili online, maggiore sarà la probabilità che un’AI lo scelga come riferimento nelle sue risposte. (Nota: la comunità SEO discute anche di AEO (Answer Engine Optimization), concetto analogo incentrato sui “motori di risposta”. Nel nostro blog abbiamo approfondito questi temi in un articolo su SEO AI 2026 e GAIO – SEO AI 2026: GAIO e ottimizzazione per i motori di risposta).
Contenuti di qualità ed esperienza (E-E-A-T) – I motori conversazionali prediligono fonti affidabili e autorevoli. Google, ad esempio, integra l’algoritmo E-E-A-T nei suoi sistemi di ranking e nelle valutazioni dei contenuti AI-driven. E-E-A-T è l’acronimo di Esperienza, Competenza, Autorevolezza e Affidabilità, ed è cruciale dimostrare questi attributi nei propri contenuti. In pratica, assicuratevi che ogni articolo o pagina mostri chiaramente chi scrive (magari con una breve bio dell’autore esperto), perché è affidabile (citando dati, fonti esterne, casi di studio) e quale esperienza diretta supporta le affermazioni. Ad esempio, un e-commerce che voglia emergere nelle risposte AI potrebbe aggiungere guide d’acquisto firmate da esperti interni, ricche di consigli pratici e magari includere recensioni di utenti verificati. Migliorare l’E-E-A-T significa anche curare la reputazione online del brand: recensioni positive, menzioni su siti autorevoli, presenza attiva su community di settore. Tutti segnali che le AI possono valutare per decidere se “fidarsi” dei vostri contenuti. (Sul nostro blog trovate un’analisi approfondita dedicata all’evoluzione dell’E-E-A-T nel 2026, con consigli su come rafforzare autorevolezza e affidabilità dei vostri contenuti nell’era dell’AI conversazionale – E-E-A-T 2026: Autorevolezza online e SEO AI-driven).
Esperienze utente e velocità – Anche nell’era dei chatbot, non dimentichiamo i fattori classici. Se un assistente AI decide di indirizzare l’utente al vostro sito per approfondire, sarà importante offrire una User Experience ottimale: sito mobile-friendly, tempi di caricamento rapidi, contenuti facilmente navigabili. Inoltre, tenete aggiornati i contenuti del vostro sito. I chatbot di nuova generazione come Bing Chat e Bard prediligono informazioni recenti; un articolo aggiornato nel 2025–2026 avrà più chance di essere citato rispetto a uno fermo al 2018.
Verso la ricerca del futuro
In conclusione, la ricerca conversazionale rappresenta una sfida ma anche un’opportunità per le aziende. Chi saprà adattarsi per farsi trovare dai chatbot e assistenti AI potrà intercettare utenti in modi nuovi, offrendo risposte immediate ai loro bisogni. Significa investire in contenuti di qualità, strutturati e AI-friendly, senza tradire i fondamenti della SEO classica. I motori di ricerca conversazionali stanno ancora maturando – ad oggi il loro volume di traffico è minoritario rispetto a Google – ma la tendenza è chiara. Prepararsi ora, ottimizzando la propria presenza online per la ricerca vocale e conversazionale, permetterà al vostro business di mantenere alta visibilità anche man mano che l’intelligenza artificiale ridisegna le regole del gioco. In un mondo in cui parlare con un algoritmo sarà normale quanto digitare su una tastiera, farsi trovare dalle AI sarà fondamentale per restare competitivi.